lunedì 29 settembre 2025

NUOVE LINEE GUIDA OMS 2025

Per contrastare il problema delle resistenze e migliorare la sicurezza delle cure, a marzo 2025 l’Organizzazione Mondiale della Sanità ha diffuso un documento con raccomandazioni a livello mondiale. I due pilastri principali sono:

IPC (Infection Prevention and Control): prevenzione e controllo delle infezioni mediante protocolli dedicati e sistemi di monitoraggio.

WASH (Water, Sanitation and Hygiene): potenziamento delle infrastrutture igieniche e sanitarie di base.

Tra le misure raccomandate figurano:
  • igiene delle mani con soluzioni alcoliche disponibili in ogni reparto;
  • sterilizzazione degli strumenti e disinfezione regolare degli ambienti;
  • gestione sicura di cateteri, ventilatori e dispositivi invasivi;
  • uso corretto dei dispositivi di protezione individuale;
  • disponibilità di stanze singole per l’isolamento dei pazienti;
  • presenza di infermieri con competenze specifiche nel controllo delle infezioni;
  • programmi strutturati di uso appropriato degli antibiotici (antimicrobial stewardship).
Il documento sottolinea che la prevenzione non è soltanto un dovere clinico, ma anche un investimento estremamente vantaggioso: ogni dollaro speso può generare fino a 24,6 dollari di benefici, grazie al contenimento delle spese sanitarie e al miglioramento della produttività. Nonostante ciò, il quadro globale rimane preoccupante: solo il 39% dei Paesi dispone di una strategia nazionale per l’IPC e appena il 6% delle strutture sanitarie rispetta tutti i requisiti minimi fissati.

Il quadro normativo italiano 

Pixabay © 2025
Parallelamente alle indicazioni scientifiche, in Italia il tema delle infezioni nosocomiali si intreccia con la responsabilità civile delle strutture sanitarie. 
Con la Legge Balduzzi (189/2012) e la Legge Gelli-Bianco (24/2017) è stata sancita la natura contrattuale della responsabilità delle strutture. 
Il decreto 232/2023 ha ulteriormente rafforzato gli obblighi, imponendo misure preventive e organizzative e scoraggiando l’autoassicurazione.
La sentenza della Corte di Cassazione n. 6386/2023 ha segnato un punto di svolta: in caso di infezioni nosocomiali, la struttura ha l’onere di dimostrare non solo l’esistenza di protocolli, ma la loro concreta applicazione. Gli obblighi comprendono disinfezione, sterilizzazione, sorveglianza microbiologica, gestione della biancheria e dei rifiuti, sicurezza degli impianti, controllo dell’aria e adeguata dotazione di personale. Non si tratta quindi di una responsabilità oggettiva: le strutture possono liberarsi da colpa provando di aver adottato tutte le cautele previste dalle leges artis. Questo orientamento, però, comporta per le direzioni sanitarie e per i dirigenti un dovere di sorveglianza attiva e continua, esteso fino al livello operativo nei reparti. Ogni ASL ha un proprio protocollo operativo per la prevenzione e il contenimento delle infezioni ospedaliere.

  ©JaneDoe 2025


domenica 28 settembre 2025

TERAPIA ANTIBIOTICA EMPIRICA



antibiotico

La terapia antibiotica empirica consiste nell'iniziare un trattamento con antibiotici sulla base dei sintomi e della diagnosi iniziale, senza aspettare i risultati dei test microbiologici. Questo metodo è spesso necessario quando si pensa che ci sia un'infezione grave che deve essere trattata subito.
Lo scopo principale di questo approccio è quello di utilizzare un antibiotico che possa combattere una vasta gamma di batteri, riducendo così il rischio che l'infezione peggiori o causi complicazioni. È particolarmente importante in situazioni come le infezioni urinarie, la polmonite e la sepsi, dove ogni minuto conta.
La scelta dell'antibiotico giusto dipende da vari fattori, come i batteri più comuni nella zona, la gravità della malattia e le caratteristiche del paziente (età, altre malattie e eventuali allergie). Questo approccio richiede una buona conoscenza delle linee guida mediche e delle resistenze ai farmaci presenti nella zona.

La terapia empirica per le infezioni può essere descritta come la migliore “terapia ipotetica" fintanto che non sono disponibili informazioni sull'organismo causale e sulla probabile suscettibilità antimicrobica. 

Quando si sospetta un'infezione batterica, è importante stabilire con più precisione dove si trova l'infezione (la sua "localizzazione"). Solo dopo aver fatto ciò, si può iniziare un trattamento mirato o empirico. La terapia empirica è un trattamento che si basa su una "migliore ipotesi" riguardo al batterio che causa l'infezione, prima che si abbiano i risultati dei test microbiologici.

In altre parole, la terapia empirica implica l'uso di un antibiotico che ha una grande probabilità di funzionare contro il tipo di batterio che ci si aspetta possa essere presente, in base alla zona in cui si trova l'infezione.
Questa terapia, che non si basa ancora su informazioni precise sui batteri responsabili, deve essere scelta considerando diversi fattori:
  • Lo spettro di attività degli antibiotici contro i batteri che sono più comunemente trovati in quella zona o comunità.
  • Le caratteristiche farmacocinetiche dell'antibiotico (come viene assorbito, distribuito e eliminato dal corpo).

  • La tollerabilità dell'antibiotico, compresi gli effetti collaterali e le allergie che il paziente potrebbe avere.
Altri fattori da considerare nella scelta di una terapia antibiotica empirica sono:
  • Le terapie antibiotiche precedenti e i risultati microbiologici, per evitare l'uso di antibiotici già inefficaci o che potrebbero aver causato resistenza.
  • Il rapporto costo-beneficio, cioè se il trattamento scelto è efficace rispetto al suo costo.
  • La disponibilità dell'antibiotico, per assicurarsi che l'antibiotico scelto sia effettivamente disponibile.
  • Se non è possibile identificare con precisione la localizzazione dell'infezione o il batterio responsabile, e se il paziente è in uno stato clinico stabile, sarebbe meglio evitare l'uso di antibiotici. Questo perché spesso gli antibiotici in questa fase non sono efficaci e potrebbero rendere più difficile fare una diagnosi corretta in futuro.
Appropriatezza antibiotica
 
Obiettivi principali

Antibiotico giusto, al paziente giusto, al momento giusto, con dose e via corrette
1. Ottimizzare la terapia
2. Evitare usi inutili o scorretti
3. Ridurre lo sviluppo di resistenze

Fattori da considerare nel paziente

Aspetto                                         Cosa Valutare
Infezione                                 Microrganismo prob., gravità, durata.
Sistema Immunitario                Difese immunitarie del paziente
Organi                                     Funzione renale ed epatica
Storia clinica                            Precedenti antibiotici, rischio batteri resistenti
Caratteristiche personali            Età, sesso, obesità
Condizioni particolari                Gravidanza, allattamento, viaggi esteri
Terapie in corso                        Altri farmaci assunti
Rischi individuali                      Allergie

Durata del trattamento 

La terapia antibiotica deve durare il tempo giusto: abbastanza per eliminare l’infezione, ma non troppo a lungo per evitare effetti negativi.
Il trattamento prosegue finché i batteri non sono eliminati o finché le difese del corpo possono completare il lavoro.
La sospensione della terapia si decide valutando i parametri clinici, microbiologici e biochimici.
In genere, molte infezioni si curano in 5-7 giorni.
In caso di infezioni più difficili, la terapia può essere più lunga.

Oltre 7 giorni si va solo in situazioni particolari, come osteomielite o endocardite.
Studi recenti mostrano che cicli più brevi spesso sono altrettanto efficaci di quelli tradizionali e causano meno effetti collaterali.

Rivalutazione della terapia antibiotica 

Gli antibiotici empirici vengono prescritti subito, prima di avere tutti i risultati clinici.
Entro 48-72 ore bisogna:
  • ricontrollare la diagnosi,
  • verificare se servono ancora antibiotici,
  • valutare i risultati di esami (colturali, radiografie, parametri clinici).
  • In base a questa rivalutazione, ci sono 5 possibili decisioni:
  • Sospendere la terapia se non ci sono segni di infezione.
  • Passare da endovena a orale (switch therapy).
  • Cambiare antibiotico → preferibilmente a spettro più ristretto (de-escalation), o in alcuni casi a spettro più ampio (escalation).
  • Continuare la terapia, fissando la data della prossima rivalutazione o sospensione.
  • Programmare la terapia post-dimissione, se serve proseguirla a casa.

*Fonte ASL ROMA 6 anno 2022

venerdì 26 settembre 2025

ANTIBIOTICI AD AMPIO SPETTRO - COSA SONO E A COSA SERVONO

 Gli antibiotici ad ampio spettro come penicilline (l'amoxicillina), cefalosporine, carbapenemi (come meropenem e imipenem), fluorochinoloni (come la ciprofloxacina), macrolidi (come l'azitromicina) e rifampicina sono fondamentali per la lotta alle infezioni batteriche. 

Sono medicinali in grado di contrastare numerose tipologie di batteri, sia Gram-positivi sia Gram-negativi. A differenza di quelli a spettro ristretto, efficaci soltanto contro ceppi specifici, questi farmaci offrono un’azione più estesa. La loro introduzione ha rappresentato una vera rivoluzione in campo medico, consentendo di curare infezioni che in passato risultavano spesso mortali.

La comparsa degli antibiotici ad ampio spettro ha segnato un momento cruciale nella storia della medicina, fornendo ai clinici uno strumento potente contro diversi microrganismi patogeni. Tuttavia, l’utilizzo eccessivo e non controllato di tali farmaci ha portato a una crescente preoccupazione: l’insorgenza di resistenze batteriche, un fenomeno che rischia di ridurre l’efficacia stessa degli antibiotici.

Essi possono agire attraverso differenti strategie, bloccando la proliferazione dei batteri o eliminandoli direttamente. Alcuni ostacolano la costruzione della parete cellulare batterica, altri impediscono la produzione delle proteine necessarie alla sopravvivenza del microrganismo, mentre altri ancora interferiscono con la duplicazione del DNA o con attività fondamentali dei ribosomi. Grazie a questa diversità di meccanismi, è possibile trattare infezioni complesse e disporre di alternative terapeutiche quando si sviluppano resistenze.

Gli antibiotici ad ampio spettro trovano impiego in diversi ambiti clinici e vengono spesso somministrati come terapia iniziale nei casi di infezioni acute di causa non ancora identificata, dove è fondamentale intervenire tempestivamente con un trattamento efficace. Vengono utilizzati negli ospedali per contrastare le infezioni nosocomiali, in pediatria e in situazioni caratterizzate da un elevato rischio di complicanze. Nonostante la loro utilità, la scelta dell’antibiotico deve seguire criteri di appropriatezza, tenendo conto delle condizioni del paziente, della probabile fonte dell’infezione e, quando disponibili, dei dati forniti dagli antibiogrammi.

Uno di questi antibiotici ad esempio l'Amoxicillina  rappresenta il farmaco di prima scelta per molte delle infezioni più comuni. È utilizzata contro batteri Gram-positivi e Gram-negativi ed è particolarmente indicata nel trattamento delle infezioni delle vie respiratorie, come tonsilliti, polmoniti, faringiti, laringiti e sinusiti. Trova impiego anche nelle infezioni intestinali, nelle infezioni dentali, nella profilassi e cura delle infezioni in ambito chirurgico e nel trattamento della scarlattina. Generalmente viene somministrata per via orale, sotto forma di sospensione, gocce, compresse o capsule, ma può essere somministrata anche per via parenterale come soluzione iniettabile. Nello scorso inverno è stato uno dei medicinali che ha avuto più richiesta e spesso è stato difficile reperirlo. 

È fondamentale assumere antibiotici soltanto su prescrizione medica, seguendo con attenzione le indicazioni terapeutiche, portando a termine l’intero ciclo di cura e senza condividere eventuali dosi rimaste con altre persone. È sconsigliato prenderli di propria iniziativa o affidarsi ai consigli di conoscenti o familiari. Inoltre, gli antibiotici non devono mai essere utilizzati per infezioni di origine virale, come raffreddore e influenza, poiché in questi casi non hanno alcuna efficacia.

BATTERI GRAM POSITIVI E NEGATIVI: COSA SONO

I batteri si distinguono in due grandi gruppi: Gram-positivi e Gram-negativi. Questa classificazione dipende dalla struttura della loro parete cellulare, che determina il colore assunto con la colorazione di Gram. I batteri Gram-positivi hanno una parete spessa, ricca di peptidoglicano e si colorano di viola. I Gram-negativi, invece possiedono una parete più sottile e una membrana esterna aggiuntiva e assumono  una colorazione rosa. Queste differenze non sono solo estetiche: influenzano il modo in cui i batteri reagiscono agli antibiotici e la loro capacità di causare malattie. In generale, i Gram-negativi tendono a essere più resistenti e potenzialmente più pericolosi.

Microrganismo batterico
La parete dei batteri Gram-negativi è molto complessa. Al di fuori dello strato di peptidoglicano si trova una membrana esterna, collegata a esso grazie a una proteina chiamata lipoproteina di Brown, che agisce come “ponte” tra le due strutture.

Sulla superficie della membrana esterna sono presenti grandi molecole dette lipopolisaccaridi (LPS), formati da tre parti principali:

Lipide A: ancorato alla membrana esterna, è costituito da zuccheri e acidi grassi. Una parte del complesso sporge verso l’esterno ed è fondamentale perché spesso responsabile della tossicità di questi batteri.
Nucleo polisaccaridico (o core): formato da una catena di circa dieci zuccheri, contribuisce a dare una carica negativa alla superficie del batterio.
Catena laterale O (antigene O): una breve catena di zuccheri che varia a seconda del ceppo batterico. Proprio questa variabilità permette ai batteri di sfuggire al riconoscimento da parte del sistema immunitario dell’ospite.
Un altro elemento che rende i Gram-negativi più pericolosi è la presenza, nello spazio tra le membrane (detto periplasma), di enzimi come la beta-lattamasi, capaci di inattivare alcuni antibiotici, tra cui la penicillina. Questo spiega perché i Gram-negativi siano spesso più resistenti alle terapie.

Infezione da Virus al microscopio 
La colorazione di Gram è una tecnica fondamentale in microbiologia clinica perché permette di ottenere informazioni preziose in tempi molto rapidi. In particolare:

Identificazione rapida dei batteri: consente di distinguere subito se un batterio è Gram-positivo o Gram-negativo, fornendo una prima indicazione utile già nelle fasi iniziali della diagnosi.

Orientamento nella scelta della terapia: sapere se un batterio è Gram-positivo o Gram-negativo aiuta i medici a impostare un trattamento antibiotico mirato, anche prima di avere l’identificazione completa del microrganismo.

Diagnosi delle infezioni: la colorazione di Gram è usata in numerose analisi cliniche, ad esempio per infezioni delle vie respiratorie, urinarie, del sangue o della pelle. Capire a quale gruppo appartiene il batterio permette di valutare meglio la gravità dell’infezione.

Controllo della resistenza agli antibiotici: in alcuni casi, questa tecnica fornisce indicazioni sulla presenza di batteri resistenti, aiutando a scegliere le terapie più efficaci.

mercoledì 24 settembre 2025

ITALIA MAGLIA NERA DELLE INFEZIONI NOSOCOMIALI

 L'OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità - in inglese WHO) nel suo nuovo documento datato 2025 promuove la prevenzione e il controllo delle malattie nosocomiali soprattutto a beneficio di quei pazienti che sono particolarmente vulnerabili. Come abbiamo già detto le morti da infezioni prese in ospedale costituiscono un triste primato per il nostro Paese. 
Negli ultimi decenni, il fenomeno delle infezioni nosocomiali si è ulteriormente aggravato a causa del crescente numero di patogeni che hanno sviluppato resistenza agli antibiotici e ad altri agenti antimicrobici. Questi microrganismi non rispondono più ai farmaci più comuni, lasciando i medici con opzioni terapeutiche sempre più limitate per combattere alcune infezioni. A contribuire in modo significativo a questo problema è l’uso eccessivo e improprio degli antibiotici, non solo in ambito ospedaliero, ma anche in altri settori, come quello zootecnico.

Secondo il rapporto annuale “L’uso degli antibiotici in Italia - 2023” pubblicato dall’AIFA, tra il 2020 e il 2021 l’uso di antibiotici negli ospedali è cresciuto di circa 1,3%, tornando ai livelli di prima della pandemia di Covid-19.
Un dato ancora più allarmante riguarda l’uso di antibiotici contro batteri resistenti ai farmaci, che dal 2016 al 2023 è quasi raddoppiato, passando da 12,7 a 24,4 dosi al giorno ogni 1.000 abitanti.
OMS ha pubblicato un documento contenente le linee guida, rivolto ai Governi, AUSL ed istituzioni, per la prevenzione delle infezioni nosocomiali. La prevenzione delle infezioni nosocomiali passa innanzitutto dal miglioramento degli standard igienico-sanitari. Gli esperti fanno riferimento a due concetti chiave: il primo è IPC (sigla di “Infection Prevention and Control”, prevenzione e controllo delle infezioni) e il secondo è WASH (“Water, Sanitation and Hygiene”, ovvero acqua, sanificazione e igiene).
Per migliorare la prevenzione delle infezioni negli ospedali è importante adottare misure pratiche, come:
  • *Avere infermieri specializzati nella prevenzione delle infezioni,

  • installare dispenser di gel igienizzante per le mani,

  • * Garantire la disponibilità di stanze singole per i pazienti.

  • *Utilizzare in modo corretto i dispositivi di protezione individuale (DPI),

  • *Seguire protocolli di sicurezza per la somministrazione e lo smaltimento dei farmaci.
Sono fondamentali anche:
  • la sterilizzazione degli strumenti medici,
  • la pulizia e disinfezione regolare degli ambienti ospedalieri,
  • l’uso di tecniche di iniezione più sicure per proteggere sia i pazienti che gli operatori sanitari.
Queste azioni non solo riducono la diffusione delle infezioni, ma contribuiscono anche a limitare la resistenza agli antibiotici, a ridurre i costi per la sanità e a garantire un ambiente di lavoro più sicuro per il personale medico.
Infezioni ospedaliere: sfide attuali e prospettive future

Anche se molte misure di prevenzione sono relativamente semplici da applicare, la situazione mondiale è ancora lontana dall’essere ottimale.
Secondo il Rapporto globale OMS sull’IPC 2024:
  • nel 2023 il 9% dei Paesi non aveva ancora un programma di prevenzione e controllo delle infezioni,

  • solo il 39% aveva strategie nazionali, spesso però senza un adeguato sistema di monitoraggio,

  • appena il 44% aveva stanziato fondi dedicati,

  • soltanto il 6% rispettava tutti i requisiti minimi indicati dall’OMS.
Anche a livello ospedaliero i dati sono preoccupanti: su 5.537 strutture in 92 Paesi, solo il 15,8% era conforme a tutti gli standard minimi di prevenzione.

Questi numeri mostrano quanto sia urgente un impegno coordinato e costante per garantire la sicurezza dei pazienti e rendere i sistemi sanitari più forti. Solo con investimenti adeguati e strategie concrete sarà possibile ridurre le infezioni ospedaliere e combattere la resistenza agli antibiotici.

Ci sono però segnali positivi: grazie alle linee guida dell’OMS, la situazione potrebbe migliorare nei prossimi anni. Un passo importante è stato fatto nel maggio 2024, durante la 77ª Assemblea mondiale della sanità a Ginevra, quando i Paesi membri hanno approvato all’unanimità un piano d’azione globale 2024-2030 per prevenire e monitorare le infezioni.


MEDIASTINITE POST CHIRURGICA


La Mediastinite post chirurgica  è un'infezione grave del mediastino (la regione toracica tra i polmoni) che si verifica dopo interventi chirurgici, specialmente cardiaci e toracici, in seguito a sternotomia.
Rappresenta la seconda complicanza infettiva più frequente in ambito di infezioni post operatorie.
E' pertanto necessario attivare delle misure preventive PRE-OPERATORIE per ridurre il rischio di contrarre l'infezione. Ma quali sono le cause di questa infezione che se non curata per tempo può portare a gravi complicanze?

  • contaminazione durante l'intervento chirurgico: durante la sternotomia, esiste il rischio di contaminazione dell'area chirurgica da parte di batteri presenti sulla pelle del paziente, strumenti chirurgici o ambienti ospedalieri non adeguatamente sterilizzati;

  • infezione del tessuto circostante: dopo l'intervento chirurgico, il tessuto intorno alla ferita può infettarsi con batteri presenti nell’ambiente ospedaliero o sulla pelle del paziente;

  • presenza di tessuto morto o devitalizzato: durante la sternotomia, possono crearsi tessuti devitalizzati o necrotici che possono favorire la crescita batterica e l’infezione;

  • complicanze della ferita chirurgica: la ferita potrebbe non guarire nel modo corretto e restare parzialmente aperta o potrebbero sorgere degli ematomi. Generalmente, queste condizioni aumentano il rischio di infezione;

  • sistema immunitario compromesso: pazienti con un sistema immunitario compromesso, ad esempio a causa di malattie croniche, terapie immunosoppressive o malnutrizione, possono essere più suscettibili alle infezioni post-operatorie, inclusa la mediastinite post-sternotomia;

  • prolungata permanenza in ospedale: la permanenza prolungata in ospedale può aumentare il rischio di esposizione a batteri resistenti agli antibiotici o di contrarre infezioni ospedaliere.

    In genere si paventa dopo circa 7/14 giorni dall'intervento.
    Il tasso di mortalità è compreso tra il 10 e 40%.
    In uno studio che ha coinvolto più di 11.000 pazienti con un tasso di mediastinite dell’1,3%, quelli che hanno sviluppato una mediastinite postoperatoria hanno avuto un tasso di mortalità più elevato pari a 90 giorni  e a 1 anno. 
SINTOMI
  • febbre: la presenza di febbre è uno dei sintomi più comuni e può indicare un'infezione.
  • dolore toracico: un dolore sordo, acuto o bruciante nella zona del torace, soprattutto intorno alla ferita chirurgica, è spesso sintomo di infezione del mediastino;
  • gonfiore o arrossamento della zona chirurgica: tastando la zona intorno alla ferita, il paziente potrebbe notare gonfiore, calore e un sospetto arrossamento;
  • secrezioni della ferita chirurgica: in alcuni casi, è possibile che dalla ferita fuoriesca pus o altro liquido, segni di un’infezione;
  • malessere generale: il paziente può sperimentare affaticamento, debolezza generale o altri sintomi non specifici;
  • difficoltà respiratoria: data la posizione del mediastino, in alcuni casi gravi si potrebbero avere sintomi di difficoltà respiratoria. Tra questi si segnalano il respiro corto, l’affanno e la dispnea, un disturbo anche noto con il nome di “fame d’aria”;
  • tosse: la tosse persistente è un sintomo spesso presente nei pazienti con mediastinite estesa ai polmoni.
Nel caso si presentassero questi sintomi avvertire subito il proprio medico.

TRATTAMENTI 
  • terapia antibiotica: gli antibiotici sono il pilastro del trattamento per la mediastinite post-sternotomia e vengono somministrati per via endovenosa per eliminare l'infezione. La scelta degli antibiotici dipende dai risultati delle colture e dalla sensibilità batterica.

  • drenaggio delle raccolte di pus: se sono presenti raccolte di pus nel mediastino, queste devono essere drenate per rimuovere l'infezione. Ciò può essere fatto attraverso il drenaggio chirurgico o percutaneo guidato da imaging.

  • cura della ferita chirurgica: la ferita chirurgica deve essere attentamente monitorata e trattata per prevenire l'infezione e favorire la guarigione. Ciò può includere irrigazioni con soluzioni antibatteriche, medicazioni a base di agenti antimicrobici e monitoraggio della temperatura e del colore della ferita.

  • supporto nutrizionale: i pazienti con mediastinite post-sternotomia possono avere bisogno di supporto nutrizionale aggiuntivo per favorire la guarigione e ridurre il rischio di complicazioni. Ciò può includere la somministrazione di liquidi e nutrienti per via endovenosa o l'assunzione di integratori alimentari.

  • gestione del dolore: il dolore associato alla mediastinite può essere gestito con analgesici appropriati per migliorare il comfort del paziente.

  • monitoraggio clinico: i pazienti con mediastinite post-sternotomia devono essere attentamente monitorati per valutare la risposta al trattamento, il miglioramento dei sintomi e l'eventuale comparsa di complicanze.

COME SI CURA

Si cura con antibiotici endovenosi ad ampio spettro, che vengono poi identificati in base all'anti-biogramma dei batteri identificati dalla coltura.
Gli antibiotici consigliati possono includere la combinazione di clindamicina e ceftriaxone. con possibili opzioni che comprendono piperacillina-tazobactam, carbapenemici (come il Meropenem), o vancomicina/daptomicina per coprire lo SARM. Oppure gentamicina più metronidazolo. La scelta dipende dai fattori di rischio del paziente e dalla possibile eziologia dell'infezione.

ESEMPI DI FARMACI PIU' UTILIZZATI:

  • glintamicina più ceftriaxone: Una combinazione usata frequentemente per le mediastiniti acute.

  • Gentamicina più metronidazolo: Un altro regime comune, soprattutto in caso di sospetta rottura esofagea.

  • Piperacillina/tazobactam: Utilizzato come opzione a largo spettro, specialmente se c'è shock settico

Analisi di costo-utilità di ceftolozano/tazobactam rispetto a meropenem in pazienti con polmonite acquisita in ospedale (HABP) o polmonite associata a ventilazione meccanica (VABP)

L'analisi ha dimostrato che ceftolozano/tazobactam, in entrambi i contesti di trattamento (empirico e confermato), può rappresentare un'opzione economicamente vantaggiosa rispetto al meropenem dal punto di vista del SSN e sociale (ICER pari a € 1.913 e € 2.203 nel contesto di trattamento empirico e € 6.163 e € 6.597 nel contesto di trattamento confermato, rispettivamente per il SSN e la prospettiva sociale).

Conclusioni:

L'introduzione di ceftolozano/tazobactam nel contesto sanitario italiano può rappresentare una valida soluzione terapeutica sia dal punto di vista economico che dal punto di vista dell'efficacia.


**I SARMs sono I Modulatori Selettivi del Recettore degli Androgeni o SARMs sono una classe di ligandi del recettore degli androgeni che mantengono alcuni degli effetti desiderabili degli androgeni, come prevenire l'osteoporosi e la perdita muscolare, riducendo al contempo i rischi di sviluppare il cancro alla prostata.**

martedì 23 settembre 2025

EFFETTI COLLATERALI DEGLI ANTIBIOTICI

Tra gli effetti collaterali più comuni, associati alle terapie antibiotiche troviamo : 


  • diarrea
  • nausea e vomito
  • gonfiore addominale
  • crampi addominali
  • perdita di appetito

Antibiotici come le penicilline e le cefalosporine spesso provocano reazioni allergiche (soprattutto eruzione cutanea, orticaria) che si risolvono con la somministrazione di antistaminici.

Sono rarissimi i casi di reazioni allergiche più forti tanto da provocare shock anafilattico. In questo caso i sintomi iniziali sono seguiti da:
  • tachicardia
  • dispnea (difficoltà a respirare) causata da gonfiore della gola
  • attacchi di panico
  • pressione sanguigna bassa
  • giramenti di testa
  • perdita di coscienza
Appena riconosciuto uno shock anafilattico è assolutamente necessario chiamare immediatamente il 112/118.

  • Disturbi gastrointestinali: Sono i più frequenti e includono nausea, vomito, diarrea, gonfiore e crampi addominali. Questo è dovuto all'alterazione della flora batterica intestinale, che può favorire la proliferazione di batteri patogeni. 
  • Mal di stomaco e cattiva digestione: Altri disturbi legati all'apparato digerente. 
  • Candidiasi: Infezioni vaginali da lieviti, specialmente nelle donne, possono manifestarsi. 
  • Debolezza e astenia: Una sensazione di debolezza e stanchezza è un effetto collaterale comune. 
  • Malessere generale: Perdita di appetito o sensazione di debolezza generale. 
Effetti collaterali meno comuni o più gravi:
  • Reazioni allergiche: Possono variare da lievi eruzioni cutanee, orticaria e prurito a reazioni gravi potenzialmente letali come l'anafilassi, che coinvolge le vie aeree e il gonfiore. 
  • Problemi dermatologici: In casi meno comuni possono presentarsi eritemi, rash cutanei o reazioni più gravi come la necrolisi tossica epidermica. 
  • Problemi muscolo-scheletrici: In casi rari e con terapie specifiche (ad es. i chinoloni) possono verificarsi tendiniti, rottura del tendine o dolori articolari. 
  • Indebolimento del sistema immunitario: L'uso prolungato o eccessivo di antibiotici può indebolire il sistema immunitario. 
  • Aumento della resistenza batterica: L'uso non appropriato degli antibiotici contribuisce alla diffusione della resistenza batterica, riducendo l'efficacia dei farmaci nel tempo.

    Cosa fare in caso di effetti collaterali:
  • Consulta il medico: Se gli effetti collaterali sono persistenti, gravi o ti preoccupano, contatta il tuo medico. 
  • Non interrompere la terapia: Non interrompere l'assunzione dell'antibiotico senza aver parlato con il medico, ma segui sempre le sue indicazioni. 
  • Mantenere una flora batterica sana: Per contrastare i disturbi intestinali, il medico potrebbe consigliare probiotici o alimenti che supportano la flora batterica.


ANTIBIOTICI: LE CATEGORIE DI APPARTENENZA.

Le classi di antibiotici si possono raggruppare in 5 classi 
cosi suddivise (fonte Ist. Mario Negri - IRCCS) :

  • Le penicilline
    Sono antibiotici come penicillina, amoxicillina, amoxicillina+acido clavulanico, e sono quelli maggiormente utilizzati in Italia. Agiscono inibendo la sintesi della parete cellulare dei batteri: quando la parete è indebolita i microrganismi non sono protetti e vanno incontro a morte. La penicillina è stato il primo antibiotico a essere estratto naturalmente, grazie all’intuizione di Alexander Fleming. Nonostante i derivati di questa molecola siano tra gli antibiotici più “vecchi” sono considerati ancora oggi quelli di prima scelta delle infezioni più frequenti, in particolare di quelle delle vieaeree (otite, faringite);

  • I fluorochinoloni
    Sono antibiotici come ad esempio ciprofloxacina e levofloxacina, inibiscono la replicazione del DNA dei batteri e sono utilizzati per curare un’ampia varietà di infezioni in particolare del tratto urinario, respiratorio, gastrointestinale. In Italia c’è un uso eccessivo di questa classe di farmaci e l’Agenzia Italiana del Farmaco ha pubblicato lo scorso anno una nota informativa per avvertire gli operatori sanitari e i cittadini sul rischio di alcuni effetti indesiderati gravi seppure rari (per esempio rottura tendinea). Questi antibiotici dovrebbero essere prescritti solo per infezioni gravi o quando non è possibile impiegare altri farmaci;

  • Le cefalosporine

    Si tratta di antibiotici come la cefixima, il ceftibuten, hanno una struttura simile a quella delle penicilline (appartengono entrambe alla classe dei “beta-lattamici”) e condividono lo stesso meccanismo d’azione: agiscono, come le penicilline,  sulla sintesi della parete cellulare dei batteri. Rispetto alle penicilline hanno uno spettro d’azione più ampio. Il loro impiego dovrebbe essere riservato alla terapia di infezioni di una certa gravità o in alcuni casi di allergia alle penicilline, ma sono spesso prescritte anche per infezioni lievi come faringotonsillite e otite.

  • Le tetracicline
    Sono antibiotici come tetraciclina e doxiciclina. Hanno un meccanismo d’azione che è parzialmente simile a quello dei macrolidi: si legano al ribosoma, ma in un punto differente a quello dei macrolidi e agiscono bloccando la sintesi proteica del batterio. Rispetto agli antibiotici sopra descritti sono meno utilizzate e hanno indicazioni molto specifiche, come per esempio l’acne grave.

  • Carbapenemi: sono strutturalmente correlati alle penicilline. Sono attivi sia verso batteri Gram positivi che negativi e sono caratterizzati da uno scarso assorbimento gastrointestinale, proprio per questo devono essere somministrati per via endovenosa o intramuscolo (imipenem-cilastatina ed ertapenem). Vengono utilizzati per infezioni intra-addominali complicate, polmonite grave, compresa la polmonite ospedaliera e la polmonite associata a ventilazione, infezioni intra- e post-partum, infezioni del tratto urinario complicate, infezioni cutanee e dei tessuti molli complicate, meningite batterica acuta. Oltre quelli già citati, tra i più importanti troviamo il meropenem e doripenem.

  • Metronidazolo: approvato come agente clinico in Francia nel 1960 e negli Stati Uniti nel 1963, viene utilizzato per batteriemie, setticemie, ascessi cerebrali, polmonite necrotizzante, piaghe, ascessi, ma anche per malattie come la giardiasi, amebiasi e nell’eradicazione dell’Helicobacter pylori.

  • Ossazolidinoni: linezolid e tedizolid, unici componenti di questa classe, vengono utilizzati per infezioni gravi come polmoniti acquisite in comunità e nosocomiali, infezioni complicate della cute e dei tessuti molli, causate da batteri Gram-positivi sensibili, come quelli dei generi Staphylococcus (compreso Staphylococcus aureus resistente alla meticillina [MRSA]), Streptococcus ed Enterococcus (compresi gli enterococchi resistenti alla vancomicina), che sono resistenti a molti altri antibiotici.

  • Aminoglicosidi: nel 1943 fu isolata la streptomicina da colture di Streptomyces griseus, e venne prontamente utilizzata nel trattamento di infezioni micobatteriche. Successivamente vennero scoperte kanamicina, gentamicina, tobramicina, amikacina, tutte con ampio spettro ma utilizzate largamente nel trattamento di infezioni causate da batteri Gram-, come endocarditi, setticemie, infezioni complicate delle vie genito-urinarie, dell’apparato respiratorio, osteoarticolare, cutaneo e sottocutaneo.

  • Cloramfenicolo: isolato nel 1947 con attività verso batteri gram negativi (spirochete, rickettsie, clamidia e micoplasma) e positivi. Molto attivo nei confronti della salmonella ma a causa della sua alta tossicità viene utilizzato solo in determinati casi.

  • Glicopeptidici: includono vancomicina, teicoplanina, dalbavancina e oritavancina. Sono utili per trattare setticemie, endocarditi, osteomieliti, polmoniti ma anche infezioni cutanee e sottocutanee. La vancomicina viene somministrata principalmente per via endovenosa per via del suo scarso assorbimento intestinale, ma proprio per questa sua caratteristica viene utilizzata in compresse per trattare la colite pseudomembranosa, dovuta all’uso di antibiotici, causata da Clostridium difficile.

  • Lipopetidi:  includono daptomicina, efficace verso i batteri Gram+ vancomicina resistenti e viene utilizzata per via endovenosa per infezioni cutanee ed endocarditi.

  • Macrolidi: mostrano attività batteriostatica e battericida contro varie specie Gram-positive e Gram-negative, nonché alcuni batteri Gram-indeterminati. Fanno parte dei macrolidi l’eritromicina, l’azitromicina e la claritromicina. Vengono utilizzati per infezioni della cute e dei tessuti molli, delle alte e basse vie respiratorie, dell’orecchio medio, ulcere, pericarditi e sifilide. La claritromicina viene anche utilizzata, insieme ad altri farmaci, per l’eradicazione dell’Helicobacter pylori. Possono essere somministrate per via orale, per via parenterale e l’eritromicina può essere applicata anche sulla cute per trattare piodermiti, acne e altre problematiche cutanee.


NB: le foto sono puramente  illustrative e non hanno alcuna relazione con nessun farmaco in particolare. Nessuno sta facendo pubblicità occulta as nessun farmaco di nessun tipo (per altro potrebbero benissimo essere foto di integratori e non farmaci).
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ANTIBIOTICO RESISTENZA: un problema a livello globale.

 


Durante il G7 tenutosi lo scorso anno ad Ancona e avente come tema "One Health - ovvero la salute" erano presenti i ministri della Salute di ogni Paese  (Canada, Francia, Germania, Giappone, Italia, Regno Unito e Stati Uniti) e numerosi personalità politiche internazionali  quali il commissario europeo per la salute, i ministri di Albania, Brasile, India, Sudafrica e Arabia Saudita e rappresentanti di organizzazioni internazionali come FAO e OMS. 

Uno dei temi affrontati durante la seduta è stato proprio l'antibiotico resistenza ovvero quei batteri che sono immuni agli antibiotici anche a causa dell'abuso degli stesso come per esempio per le comuni influenze. Negli ultimi decenni c’è stata la brutta abitudine di curare un po’ tutto con gli antibiotici, come ad esempio un banale raffreddore o l’influenza non considerando che essendo le influenze infezioni virali e non batteriche, non devono essere curate con farmaci antibiotici. L'allora ministro Schillaci dichiarò che sarebbero stati stanziati ben 21 milioni di dollari per la lotta all'antibiotico-resistenza. Questi soldi sarebbero serviti tra le altre cose per incentivare la ricerca di nuovi antibiotici.

"Quando vengono usati antibiotici, uccidono i batteri sensibili, ma quelli resistenti sopravvivono e si moltiplicano. I batteri possono anche scambiarsi geni di resistenza tra loro. L'uso massiccio di antibiotici, soprattutto negli ospedali e negli allevamenti, ha accelerato questo processo"  - ha dichiarato il Dr. Alfredo Saggioro specialista in gastroenterologia.
L'abuso di antibiotici possono danneggiare anche il nostro intestino, favorendo la disbiosi (uno squilibrio nel microbiota intestinale che può favorire la crescita di batteri dannosi aumentando cosi il rischio di malattie infiammatorie). 
Gli antibiotici possono essere classificati in due modi, il primo è in base agli effetti ottenuti sul microrganismo. A seconda della quantità di farmaco somministrata, possono essere:
  • batteriostatici: cioè che bloccano la crescita e facilitano l’eliminazione da parte dell’ospite;
  • battericidi: ovvero che provocano la morte del parassita.
Gli antibiotici possono essere classificati anche in base allo spettro d'azione. In questo caso si dividono in:
  • ad ampio spettro, ovvero antibiotici che sono attivi sia verso batteri gram positivi che gram negativi;
  • a spettro ristretto, ovvero attivi solo su batteri specifici.
Sinergismo e Antagonismo.
Quando due antibiotici somministrati insieme uniscono le loro attività, potenziandole in quanto agiscono su due bersagli diversi, si parla di sinergismo. Invece, quando le attività di ciascun antibiotico hanno un effetto negativo l’una sull’altra perché agiscono entrambi sullo stesso bersaglio, si parla di antagonismo.

Le combinazioni di antibiotici diversi generalmente vengono utilizzate quando:
  • ci si trova di fronte a infezioni causate da più batteri
  • ci si trova di fronte a batteri resistenti e si vuole avere un effetto sinergico



lunedì 22 settembre 2025

INFEZIONI NOSOCOMIALI (ICA E DINTORNI) parte 1

 


Con Infezioni Correlate all'Assistenza (ICA) si intendono quelle infezioni che si prendono in ospedale a causa dei batteri resistenti agli antibiotici. 

In Italia si contano circa 523.000 casi all'anno di cui 11.000 mortali. Siamo il primo Paese europeo per tasso di mortalità di queste infezioni.

Gli esperti dicono che per prevenire questa nuova "pandemia" bisogna attuare un piano di prevenzione e informazione. Si stima che il 50% di queste infezioni si potrebbero prevenire adottando le giuste misure. Ogni regione ha un piano per contenere ed evitare che i contagi si diffondano da paziente a paziente ma soprattutto da medico a paziente.

Le ICA più comuni in Italia sono: 

  • infezioni respiratorie (polmoniti)
  • infezioni urinarie
  • infezioni chirurgiche
  • infezioni del sangue (sepsi o batteriemie)
Le batteriemie sono infezioni causate da batteri PATOGENI nel flusso sanguineo che può derivare da infezioni locali (come polmonite o infezioni urinarie), procedure mediche o interventi, ma anche da azioni comuni come lo spazzolamento dei denti. Sebbene spesso i batteri vengano eliminati autonomamente e non causino sintomi, occasionalmente possono scatenare una risposta infiammatoria grave (sepsi) e danni agli organi, innescando condizioni potenzialmente letali come lo shock settico.

La batteriemia non trattata può portare a gravi complicazioni, come endocardite, osteomielite o sepsi. È essenziale trattare l’infezione in modo adeguato per prevenire tali conseguenze

Sepsi: quando la batteriemia o un'altra infezione innesca una risposta infiammatoria grave e diffusa dell'organismo, si parla di sepsi. Se la sepsi provoca un calo pericoloso della pressione sanguigna, si raggiunge lo shock settico, una condizione potenzialmente fatale che compromette il funzionamento di molti organi vitali.  La diagnosi viene effettuata attraverso esami del sangue specifici per identificare la presenza di batteri. Viene anche comunemente chiamata Setticemia.

La sepsi è una grave risposta dell'organismo a un'infezione (causata da batteri, virus o funghi) che può danneggiare tessuti e organi vitali, rappresentando un'emergenza medica. Si manifesta con sintomi come febbre o ipotermia, aumento del battito cardiaco, respiro accelerato e confusione mentale. Richiede cure mediche immediate perché può portare a una rapida progressione e, nei casi più gravi, allo shock settico e al decesso. 

La terapia deve essere iniziata il prima possibile. Include la somministrazione di antibiotici, liquidi e, se necessario, farmaci per stabilizzare la pressione sanguigna e sostenere la funzione degli organi.

I sintomi delle Sepsi sono:

  • Febbre, brividi o sensazione di freddo
  • Frequenza cardiaca elevata (polso)
  • Respirazione rapida o affanno
  • Confusione o disorientamento
  • Pressione sanguigna bassa
  • Pelle umida o sudata
La Sepsi in genere richiede un ricovero in terapia intensiva e si cura con la somministrazione rapida di antibiotici ad ampio spettro, liquidi endovena per la pressione, ossigenoterapia e spesso il controllo della fonte dell'infezione attraverso la rimozione di cateteri o il drenaggio di ascessi. Gli antibiotici ad ampio spettro sono farmaci antibatterici efficaci contro un'ampia varietà di batteri, sia di tipo Gram-positivo che Gram-negativo.  
Gli antibiotici ad ampio spettro, che sono attivi contro una vasta gamma di batteri sia Gram-positivi
che Gram-negativi, includono classi come fluorochinoloni, macrolidi, tetracicline, penicilline ad ampio
spettro (come amoxicillina e le sue combinazioni), cefalosporine, e carbapenemi.

DA UNITA' SANITARIE LOCALI AD AZENDE SANITARIE LOCALI


Nel 1992, con l'avvento del Governo Amato, la sanità fu trasformata da pubblica (SSN) a regionalizzata, vennero  istituite le ASL che verranno gestite dalle Regioni. Purtroppo le cose da allora sono nettamente peggiorate, servizi inefficaci a sopperire i bisogni dell'utenza e tempi di attesa lunghissimi faranno si che gli ammalati si rivolgano sempre più spesso ai servizi a pagamento in libera professione. 

Quindi la sanità verrà via via privatizzata. Il dr. Nino Cartabellotta Presidente della Fondazione Gimbe ha dichiarato: "Senza un adeguato rilancio delle politiche per il personale sanitario, l’offerta dei servizi sanitari ospedalieri e territoriali sarà sempre più inadeguata rispetto ai bisogni di salute delle persone, rendendo impossibile garantire il diritto alla tutela della salute”.

Aver trasformato le USL che erano incentrate sulla qualità delle cure erogate  in Aziende (ASL) incentrate sulla quantità di prestazioni per produrre profitti non è stata una grande idea.
Chi ci  ha rimesso sono gli utenti che appunto devono aspettare anche anni per una visita cardiologica, un ecocolordopler, una mammografia o una colonscopia, (sette mesi per una visita oculistica prenotata a Gennaio e fatta ad agosto del 2023 - esperienza personale*). Si calcola che per ogni nucleo famigliare la spesa per la sanità sia di circa 1480 € annui per un totale di 40.6 miliardi di €. 
I vari governi che abbiamo avuto sia che fossero di destra o sinistra, da Mario Monti a Giuseppre Conte (che nel pieno pandemico per il Covid 19 diceva che la sanità andava rafforzata, potenziata e sostenuta) e per ultimo il Governo Meloni hanno effettuato grossi tagli alla sanità.

Mario Monti (2012/2013) promise 8 mld di euro che non vennero mai versati; Nel 2014 con Enrico Letta vennero tolti alla sanità ben 8.4 mld di €; Matteo Renzi promise ma non mantenne -  dei 16.6 mld di euro promessi nulla fu mai erogato. Alle ASL sarebbero spettati 3.3 mld di € ma anche a loro non venne dato nulla. Il Governo Conte invece chiuse la finanziaria con un taglio alla sanità per 0.6 mld di €, mentre il Governo Meloni nonostante le sue dichiarazioni di non aver effettuato tagli alla sanità deve arrendersi all'evidenza che nel 2024 i tagli ammontavano a 3.6 mld di €.

Concludendo in  questi ultimi decenni i vari tagli alla sanità e le cattive gestioni delle AUSL, hanno portato non solo ad avere servizi per il cittadino sempre più scadenti ma anche a non riassumere il personale che via via andava in pensione creando una carenza di personale (sottorganico). Ci si è trovati cosi ad avere nosocomi sempre più sporchi e in cattive condizioni igieniche. I lavori venivano appaltati alle varie cooperative che sottopagavano i dipendenti che si ritrovavano a fare in meno ore quello che le ausiliarie facevano in quanto dipendenti dirette. Ad esempio se prima con le USL venivano assunte tramite chiamata diretta dal Collocamento le ausiliarie per coprire le ferie del personale, adesso questo non avviene più. Se in un reparto vi erano 6 ausiliarie che lavoravano 36 ore settimanali mantenendo pulito il reparto  adesso lo stesso lavoro viene effettuato da massimo due dipendenti di una cooperativa e quindi i reparti sono sempre più sporchi.  Questo ha causato un aumento del rischio delle infezioni nosocomiali e ad un aumento delle morti dei pazienti soprattutto gli anziani (se un paziente muore in ospedale la struttura è tenuta a risarcire i famigliari qualora venga dimostrato  il nesso causale tra l'accaduto e la condotta colposa del medico)  che per non aumentare il numero dei morti in ospedale viene mandato nei vari hospice. 
Il numero dei morti per infezioni nosocomiali ammonta a 11.000 persone all'anno, (siamo il Paese Europeo con più decessi ICA). 




domenica 21 settembre 2025

MITOLOGIA: DEE E DEI LEGATI AL CULTO DELLA SALUTE

 

By original file by Michael F. Mehnert - File:Asklepios - Statue Epidauros Museum 2008-09-11.jpg, CC BY-SA 3.0, https://commons.wikimedia.org/w/index.php?curid=8718607
Nella mitologia, le divinità legate alla salute avevano templi in ogni città. Sacerdoti e sacerdotesse ma in alcuni casi anche necromanti praticavano l'arte medica utilizzando minerali ed erbe.  

sabato 20 settembre 2025

CURE ATTRAVERSO STORIA E MITOLOGIA.

Come abbiamo già detto, la creazione dei primi ospedali si hanno a partire dal 230 a.c. in India ed erano provvisti di medici ed infermieri.
Nell'antica Roma la medicina laica si praticava nelle TABERNE che erano in luoghi aperti dove tutti potevano accedere, erano delle specie di locanda dove si praticava la medicina, scambi commerciali, dove vi mangiava, pernottava e si potevano trovare anche donne di facili costumi. In genere vi era annesso anche un Herbarium dove il guaritore preparava le pozioni a base di erbe. In ogni caso gran parte della pratica medica si svolgeva sul campo di battaglia dove vi erano le Valetudinaria che erano delle infermerie dove venivano raccolti i soldati che riportavano gravi traumi.

OSPEDALI, CASE DI CURA E IRCCS


from Pixabay

Gli ospedali sono strutture socio-sanitarie ovvero un insieme di strutture atte alla prevenzione, ricovero, diagnosi e cura delle persone malate che funzionano 24 h su 24. Gli ospedali possono essere pubblici, privati o accreditati al SSN. Nelle strutture private tutte le prestazioni sono a carico dell'utente che ne usufruisce.

I primi cenni di templi per la cura delle persone malate si trovano fin dall'antichità in Oriente, specie in Egitto, Babilonia e in India. A quei tempi per lo più si praticava la medicina teurgica, ovvero usava la preghiera e la richiesta di miracoli per la guarigione della persona malata. Vi erano diverse divinità, legate ai vari culti, che venivano chiamate a guarire i propri cari per mezzo di santoni o di speziali chiamati anche Rhizotomoi che non erano altro che gli antichi erboristi e farmacisti specializzati nella ricerca di erbe medicamentose. In ogni caso farò un post a parte per approfondire questo tema. 

mercoledì 17 settembre 2025

Le cure sono un bene di tutti

Secondo una classifica stilata dal settimanale "Newsweek" in collaborazione con "Statista" hanno analizzato una lista dei migliori 2500 nosocomi a livello mondiale, Nella lista dei 100 migliori nosocomi troviamo: 

 1 Grande Ospedale Metropolitano Niguarda - Milano
2 Policlinico Universitario A. Gemelli - Roma
3 Ospedale San Raffaele - Gruppo San Donato - Milano
4 Istituto Clinico Humanitas - Rozzano
5 Policlinico Sant’Orsola-Malpighi - Bologna
6 Ospedale Papa Giovanni XXIII - Bergamo
7 Azienda Ospedaliera Universitaria Integrata Verona - Ospedale Borgo Trento - Verona
8 Azienda Ospedaliera Universitaria di Padova - Padova
9 Ospedale Policlinico San Matteo - Pavia
10 Azienda Ospedaliera Universitaria Sant’Andrea - Roma
11 Azienda Ospedaliero-Universitaria Careggi - Firenze
12 Azienda Ospedaliera Universitaria di Modena - Policlinico - Modena
13 Presidio Ospedaliero Molinette - Azienda Ospedaliera Universitaria Città della Salute e della Scienza - Torino
14 IRCCS Arcispedale Santa Maria Nuova - Reggio Emilia
15 Ospedale San Raffaele Turro - Gruppo San Donato - Milano
16 Ospedale di Circolo e Fondazione Macchi - Varese
17 Presidio Ospedaliero Spedali Civili di Brescia - Brescia
18 Ospedale di Parma - Parma
19 Azienda Ospedaliera Ordine Mauriziano - Torino
20 Ospedale Sacro Cuore Don Calabria - Negar Val Policella.
Invece per i peggiori non esiste una vera e propria graduatoria ma AGENAS ( Agenzia Nazionale Per i Servizi Sanitari) ha stilato una graduatoria delle AUSL peggiori.
1 Ospedale di Cosenza;
2 San Pio (Benevento);
3 Sant’Anna e San Sebastiano (Caserta);
4 Riuniti Villa Sofia Cervello (Palermo);
5 Ospedali Civico Di Cristina Benfratelli (Palermo);
6 Cannizzaro (Catania);
7 San Giovanni Addolorata (Roma);
8 San Camillo Forlanini (Roma);
9 Luigi Vanvitelli (Napoli);
10 San Giovanni di Dio Ruggi d’Aragona (Salerno);
11 Mater Domini (Catanzaro);
12 Policlinico Umberto I (Roma).
E voi che ne pensate di questa lista? Come sono gli ospedali nella vostra zona?" Fatemi sapere!
Giada

Gli ospedali migliori e peggiori in Italia

Foto da Pixabay

L’Articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti e disponendo che nessun trattamento sanitario possa essere obbligatorio se non per legge e mai in violazione della persona umana. Essa stabilisce l’obbligo di prestare assistenza sanitaria, garantendo l’accesso alle cure per tutti…L’Articolo 32 della Costituzione sancisce il diritto alla salute come diritto fondamentale dell’individuo e interesse della collettività, garantendo cure gratuite agli indigenti e disponendo che nessun trattamento sanitario possa essere obbligatorio se non per legge e mai in violazione della persona umana. Essa stabilisce l’obbligo di prestare assistenza sanitaria, garantendo l’accesso alle cure per tutti e regolando anche gli obblighi in materia di salute pubblica. 

Il diritto alla salute è collegato alla tutela dell’ambiente, poiché un ambiente inquinato compromette la salute di tutti e delle future generazioni. 

La tutela della salute include la garanzia di un ambiente salubre e condizioni di lavoro sicure. 

Il diritto alla salute e il SSNN sono due aspetti importanti nel nostro Paese, ma negli ultimi decenni a causa dei tagli alla sanità far collimare questi due aspetti è veramente impossibile. Spesso alle AUSL mancano i fondi per sopperire non solo al personale ospedaliero che va in pensione e che quindi non riescono a sostituirlo, ma anche a medicinali che servono a far fronte alle emergenze sanitarie.